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	<title>Michele Campione - Giornalista &#187; &#187; Giornalista</title>
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	<description>Il sito web dedicato a Michele Campione (1929-2003), nato a Bari, giornalista professionista.</description>
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		<title>Premio Campione alla carriera 2020 ad Angelo Aquaro</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 14:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Famiglia Campione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È un premio alla carriera e alla memoria quello che l&#8217;Ordine dei giornalisti della Puglia ha deciso di assegnare in occasione del premio &#8220;Giornalista dell&#8217;Anno&#8221; 2020: il riconoscimento va ad Angelo Aquaro, il vice direttore di Repubblica, scomparso l&#8217;11 aprile del 2019, a 54 anni. Il premio sarà consegnato alla famiglia Aquaro in occasione della [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È un premio alla carriera e alla memoria quello che l&#8217;Ordine dei giornalisti della Puglia ha deciso di assegnare in occasione del premio &#8220;Giornalista dell&#8217;Anno&#8221; 2020: il riconoscimento va ad Angelo Aquaro, il vice direttore di Repubblica, scomparso l&#8217;11 aprile del 2019, a 54 anni.</p>
<p>Il premio sarà consegnato alla famiglia Aquaro in occasione della cerimonia in programma il 1 marzo dalle 10,00 nel foyer del teatro Petruzzelli di Bari durante la quale saranno assegnati i premi ai migliori servizi giornalistici pubblicati da giornalisti pugliesi nel 2019 per carta stampata, agenzie di stampa, radio, tv e web.</p>
<p>Angelo Aquaro, era nato a Martina Franca nel 1965. Per Repubblica è stato corrispondente dagli Usa e dalla Cina, poi caporedattore centrale e vicedirettore. Ha curato fino alla fine, Robinson, l&#8217;inserto settimanale di cultura del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Carlo Verdelli.</p>
<p>Prima di arrivare a Repubblica, Angelo Aquaro ha fatto l’inviato del Corriere del Giorno ad uno degli ultimi Giri ciclistici di Puglia. Passò alla Gazzetta di Parma e dopo a Eva Express che lasciò per andare a Novella 2000. Da qui passò a Sette che lasciò da vice caposervizio (Verdelli direttore) per andare al Corriere della Sera da dove (direttore De Bortoli) andò via da vicecaporedattore alle Cronache. Quindi al Venerdì di Laura Gnocchi.</p>
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		<title>La comunicazione è relazione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 08:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Famiglia Campione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalista]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di LIVALCA* Prendendo un qualsiasi vocabolario della lingua italiana alla voce comunicazione recita: azione ed effetto del comunicare. Al vocabolo relazione dice: nesso tra idee o avvenimenti. Ci viene in aiuto il latino con refero, refers, retuli, relatum, referre che non è altro che il padre di fero, fers, tuli, latum, ferre su cui [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di LIVALCA*</p>
<p>Prendendo un qualsiasi vocabolario della lingua italiana alla voce comunicazione recita: azione ed effetto del comunicare. Al vocabolo relazione dice: nesso tra idee o avvenimenti. Ci viene in aiuto il latino con refero, refers, retuli, relatum, referre che non è altro che il padre di fero, fers, tuli, latum, ferre su cui tanti giovani virtuosi hanno lanciato i loro &#8220;strali&#8221;. Tra le tante frasi che potrebbero fare al caso nostro opto per &#8220;consilia in meliusreferre&#8221;, ossia volgere al meglio e, terra terra, cambiare in buoni i cattivi sentimenti.</p>
<p>Non a caso il giornalista Enzo Quarto nella sua recente pubblicazione dal titolo &#8220;La comunicazione è relazione&#8221; ci regala, all’inizio delle sostanziose cento pagine, un pensiero significativo di Paolo di Tarso: &#8220;Esaminate ogni cosa e trattenete ciò che è buono&#8221;.</p>
<p>Quarto, al pari di tante persone sensibili che affollano le nostre strade, ci porta una testimonianza formatasi dopo un percorso di riflessione sul tempo che viviamo: le verità più semplici sono quelle cui approdiamo in evidente ritardo. Una società abituata ai mestieranti che giornalmente affermano che non vi è altra verità che quella che io dico nel momento in cui la dico, fa fatica a considerare la gente entità pensante e non consumatori obbedienti.</p>
<p>Ricordo che in una non lontana competizione elettorale un leader disse: &#8220;Abbiamo perso perché abbiamo sbagliato comunicazione&#8221;. Forse un’affermazione parzialmente veritiera, ma terribilmente offensiva per tutti coloro che giornalmente si sforzano di essere cittadini che pensano al bene comune per il bene comune.</p>
<p>Certo le campagne elettorali degli Stati Uniti tutte affidate al marketing ci fanno dubitare della forza reale della comunicazione: la forza lascia il campo al danno provocato dal ripetersi di spot ed eventi che sono vuoti di ogni contenuto propositivo, ma tendono a stimolare il nostro ricordo nel momento del bisogno e ricorrere al male minore, odiosa e deprecabile invenzione.</p>
<p>Il filosofo Francesco Bellino e la prof.ssa Irene Cavalli a partire dalla metà degli anni ’80 hanno fondato una collana denominata &#8220;ETHOS&#8221; &#8211; in questi giorni arrivata al volume n. 42 di pubblicazione &#8211; che aveva come proposito di mettere l’uomo al centro di ogni problema e per dirla con Kant:&#8221;La più grande ricerca umana è capire che cosa si deve fare per diventare esseri umani&#8221;.</p>
<p>Don Angelo Garofalo in una lucida quanto appassionata prefazione al libro del giornalista RAI &#8211; pubblicato per i tipi della indefessa editrice Gelsorosso, capitanata dall’attivissima assessora Carla Palone &#8211; ci dice che bisogna passare da &#8220;un’etica della libertà&#8221; a un’etica della verità’. Senza giri di parole etica significa: carattere, comportamento, costume; per libertà intendiamo il requisito per cui un essere umano può stabilire di meditare, manifestare, agire senza obbligo o imposizione; con il termine verità si indica il senso di accordo e coerenza con un dato o una realtà oggettiva…e non può essere falso.</p>
<p>Quarto nel libro dedica un capitolo alla lezione senza tempo di Michele Campione: personalmente come posso dimenticare le lunghe conversazioni con il giornalista &#8220;dei colori&#8221; avvenute nella Clinica di Semeiotica Chirurgica diretta dal prof. Oliva e come posso dimenticare l’uomo che mio padre definì: &#8220;Campione di nome e di fatto&#8221;?</p>
<p>Come posso dimenticare la genesi di &#8220;Come eravamo’’ di Vito Maurogiovanni, che seguiva quel &#8220;Cantata per una città&#8221;, da cui tutti hanno attinto senza poter riprodurre quelle elevazioni dell’anima che sono proprie solo di chi le ha vissute, subite, patite, odiate e poi per sempre amate. Lo stesso Quarto che, da giornalista di scuola umanista, ha vissuto fin dai tempi della vecchia storica sede della federazione socialista, in piazza Umberto, il percorso artistico-politico di Vito non può esimersi dal concludere che cristianamente l’uomo dell’antico caffè di via De Rossi &#8220;può aver perso la fede politica, ma non ha mai perso la speranza nell’uomo&#8221;.</p>
<p>La frase &#8220;è come oggi&#8221; &#8211; Quarto ci racconta che Pippo Volpe e Maurogiovanni la ripetevano in maniera ossessiva al termine di una trasmissione radiofonica di successo del secolo scorso &#8211; non può bastare più a giustificare carenze che, le nuove esigenze di vita di essere umani che chiedono di &#8220;vivere&#8221; per non morire di fame, guerra, malattie, ogni giorno interrogano la nostra coscienza… &#8220;È come oggi&#8221; non sarebbe approvata da S. Giacomo: &#8220;La fede senza le opere è morta&#8221;, come non può bastare quello che più di duemila anni fa ci raccontava Ovidio: &#8220;Si crede facilmente ciò che si spera&#8221;. &#8220;Presi un pugno di sabbia e glielo porsi, scioccamente chiedendo un anno di vita per ogni granello; dimenticai di chiedere che fossero anni di giovinezza&#8221; (Le Metamorfosi).</p>
<p>Amico lettore rifletti su questa frase e cerca di trovare il giusto equilibrio e il senso pratico con il titolo del libro che Quarto ha dato a questo suo lavoro; fatto ciò, a qualsiasi conclusione sia approdato, cerca di interpretare i tanti concetti che la copertina ideata da Manuela Trimboli &#8211; che da sempre accompagna i lavori editoriali del giornalista! &#8211; ti sottopone e ti impone.</p>
<p>Ora non voglio dire che per conciliare necessità-ragione e fede-verità o non si possiede sufficiente ragione o non abbastanza fede, ma &#8220;Dio è morto&#8221; non può essere una soluzione.</p>
<p>Concretamente: a breve migliaia di disperati arriveranno sulle nostre coste nella speranza di trovare una ragione per vivere. Li accoglieremo con i servizi televisivi, con quella comunicazione che inquina il cervello e spinge a pensare che non sono fratelli, ma usurpatori o abbiamo un piano concreto? Siamo ancora in mano agli uomini competenti che sbagliano applicando le regole, quelle regole che hanno fatto della Salerno Reggio Calabria una strada senza fine?</p>
<p>Ho letto il volume di Quarto in un paio di ore, ma con la convinzione che ci tornerò alla velocità di un capitolo al giorno. Una cosa, però, ritengo che vada detta: gli uomini di fede, di qualsiasi fede, e i laici, di qualsiasi pensiero evoluto, INSIEME devono fare gruppo affinchè le ragioni di tutti siano esposte secondo le leggi della civiltà e della democrazia e devono INSIEME lottare contro coloro che vogliono rispedire il mondo nelle &#8220;catacombe&#8221;.</p>
<p>La teoria secondo cui le idee prevalgono solo sopprimendo fisicamente l’avversario vanno combattute con tutte le armi necessarie, perché vi è un limite oltre il quale la tolleranza cessa di essere una virtù. Questo non significa volere la guerra, ma pretendere che la &#8220;comunicazione sia relazione di pace&#8221;. Enzo Quarto, da cattolico, parla chiaro, io, in questo momento nella veste di cittadino del mondo, dico che dobbiamo tutti parlare chiaro perché in questo caso asseriamo che è chiaro il nostro animo. Non ricordo chi ha paragonato le anime alle nuvole: ossia raccolgono per versare. Versare per diffondere amore universale va bene, versare per spingere ad odiare il proprio fratello ci spinge ad accogliere la teoria di Leonardo: &#8220;Chi non punisce il male comanda che si faccia&#8221;.</p>
<p>&#8221; da giornaledipuglia</p>
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		<title>La favola dell&#8217;ulivo contorto</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 10:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Famiglia Campione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalista]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8211; Mi raccomando, sta’ su con il tronco, altrimenti crescerai sbilenco, tutto storto come quel pazzo di tuo zio. &#8211; Va bene mamma, non ti preoccupare. Starò attento. Il giovane ulivo raddrizzò il suo esile tronco. Diede una spinta a destra, dove un ramo più grosso degli altri lo costringeva a sbilanciarsi da quella parte, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 4">
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<p>&#8211; Mi raccomando, sta’ su con il tronco, altrimenti crescerai sbilenco, tutto storto come quel pazzo di tuo zio. &#8211; Va bene mamma, non ti preoccupare. Starò attento.</p>
<p>Il giovane ulivo raddrizzò il suo esile tronco. Diede una spinta a destra, dove un ramo più grosso degli altri lo costringeva a sbilanciarsi da quella parte, e ssò il sole.</p>
<p>Era bello il caldo del sole sulle foglie grigio argento. E poi c’era un debole vento di maestrale che faceva cambiare il colore ad ogni fogliolina, come un gioco sull’acqua. A quel tempo gli alberi parlavano tra loro, giorno e notte. Anche ora gli alberi parlano, ma solo di notte e quando c’è la luna piena. Lo fanno per evitare che gli uomini capiscano il linguaggio delle piante anche se una volta, tanto tempo fa, uomini e piante erano molto amici. Poi litigarono, ma questa è un’altra storia.</p>
<p>Dunque il giovane ulivo si raddrizzò, stese i suoi rami e fu contento di sé.</p>
<p>In quel momento udì una vocina</p>
<p>&#8211; Ci facciamo belli, eh&#8230;e poi non si può disubbidire alla mamma&#8230;</p>
<p>Il giovane ulivo arrossì, anche se gli ulivi non possono arrossire.</p>
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<p>La vocina era quella di una siepe di gelsomino che copriva una parte del bianco muro della casa.</p>
<p>&#8211; Salve – disse l’ulivo con un tono di imbarazzo – Come stai?</p>
<p>&#8211; Io sto bene – rispose la siepe – ed ho sentito tutto. Dunque da oggi starai dritto come un palo secco. Proprio un gran bel vedere.</p>
<p>&#8211; Io non sono un palo secco – disse stizzito il giovane ulivo – sono un albero, un vero e proprio albero e poi faccio quello che voglio.</p>
<p>&#8211; Non è vero, non è vero – lo canzonò la siepe – Tu fai quello che vuole la mamma&#8230; e allora sai che ti dico? Che da questo momento non ti voglio più vedere.</p>
<p>&#8211; Ma perché? Che ti ho fatto?</p>
<p>&#8211; Niente – disse la siepe di gelsomino – Ecco, mi sei antipatico, con tutte quelle arie che ti dai!</p>
<p>&#8211; Ma io – implorò il giovane ulivo – non mi dò affatto delle arie. Sono così e basta.</p>
<p>&#8211; E sei fatto male, allora. E poi il discorso è meglio che lo niamo qui.</p>
<p>&#8211; Come vuoi – replicò l’ulivo.<br />
La siepe di gelsomino tacque e indirizzò i suoi verdi</p>
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<p>virgulti verso il muro ancora scoperto. Stese i rami, aprì i ori in croce ed un profumo intenso si diffuse per tutta la siepe.</p>
<p>&#8211; E ora che fai? – chiese il giovane ulivo.</p>
<p>&#8211; Sono affari miei. Non ti riguardano. Faccio quello che voglio&#8230; io!</p>
<p>&#8211; Ma non è giusto.</p>
<p>&#8211; So io quello che è giusto e quello che non lo è. Anzi, d’ora in poi credo che guarderò sempre da un’altra parte, da quella del giovane mandorlo. È così gentile ed educato. Sì, farò proprio così.</p>
<p>&#8211; Ti prego, non farlo, non farlo &#8230;</p>
<p>Il giovane ulivo cercò di girarsi verso la siepe, ma un dolore atroce glielo impedì. Tutto il tronco era rigido e non accettava altri movimenti. Eppure qualcosa doveva fare. Non poteva consentire che la siepe profumata guardasse solo il giovane mandorlo. Era ingiusto. E poi che ne sapeva il mandorlo del suo segreto amore per la deliziosa siepe di gelsomino?</p>
<p>Un amore che lo rendeva felice e infelice allo stesso tempo. Felice per tutte le volte in cui riusciva a guardare, non visto, il verde lucido delle foglioline della siepe, i ori</p>
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<p>profumati e deliziosi con i petali delicati e il viluppo dei rami, come un ricamo straordinario e fragile. L’infelicità gli veniva quando la siepe lo sorprendeva in estatica ammirazione e lo canzonava. E per dispetto poi volgeva il suo interesse e le sue attenzioni verso il giovane mandorlo, per esempio, un bellimbusto buono a niente, con tutti quei ori sfacciati a primavera. Una vera e propria ostentazione. Un superbo, ecco cosa era, un superbo vanitoso, come diceva a ragione il vecchio e saggio carrubo.</p>
<p>Vuoi mettere l’eleganza e la dignità contenuta di un giovane ulivo? Ma non c’era nemmeno da fare il paragone. Con questi pensieri il giovane ulivo si guardò attorno. Ecco, tutti alti e dritti i suoi fratelli, il padre più in là era in tutto e per tutto simile ad una poderosa colonna. E solenne e dignitosa appariva sua madre. Che famiglia importate quella degli ulivi. Ma la siepe di gelsomino non la pensava allo stesso modo. Sì, d’accordo, d’inverno non lo abbandonavano, ma &#8230;. e poi quali attenzioni gli uomini non riservano agli ulivi. Certo un albero importante, ma anche il mandorlo faceva la sua gura. Soprattutto a primavera. Era veramente una festa per gli occhi con quei ori che spuntavano da una notte al’altra, improvvisi e bellissimi. Il</p>
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<p>giovane mandorlo pareva una sola corolla. Peccato che la oritura durasse poco.</p>
<p>Era estate e il sole tramontò tardi. Il giovane ulivo aveva deciso: avrebbe tenuto d’occhio il bellimbusto, cioè il giovane mandorlo, e la siepe di gelsomino per evitare che questa civettasse con lui. Magari solo per fargli dispetto. Ma lui sarebbe stato vigile e attento.</p>
<p>Per farlo però occorreva girarsi del tutto nella direzione della siepe. Gli pareva una impresa impossibile, ma ce l’avrebbe fatta. Cominciò pian piano a tormentare le sue bre, la corteccia del tronco, i piccoli rami. Il dolore gli pareva insopportabile, ma non era accaduto niente. Disperato si disse che doveva tentare ancora. E ancora. A costo di morire. Ecco, meglio la morte della derisione della siepe, suo negato amore.</p>
<p>Provò ancora e accadde qualcosa. Il terminale di un ramo si era girato in direzione della siepe. Non era molto, ma tutto stava per incominciare. Provò con un altro ramo. Ancora dolori e spasmi lo tormentarono, ma anche questo tentativo riuscì. Dunque era possibile, a costo di soffrire. E poi era necessario che al primo sorgere del sole tutto tornasse a posto. Altrimenti chi avrebbe sopportato le sfuriate della</p>
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<p>madre, il broncio del padre, le prese in giro dei fratelli? Per tutta la notte il giovane ulivo soffrì, si disperò, pianse persino, ma l’amore che portava alla siepe di</p>
<p>gelsomino era più forte di ogni cosa.<br />
Il sole lo sorprese con i rami ed il tronco a posto, come</p>
<p>voleva la madre. Avrebbe ritentato la sera. Le ore del giorno gli parvero lunghissime. Venne alla ne il buio. Il giovane ulivo si trattenne un attimo: lo atterrivano i dolori atroci del suo mutare. Ma doveva tentare ancora. L’amore per la siepe di gelsomino era più forte di ogni altro sentimento e di ogni paura.</p>
<p>Si contorse, si avvitò su se stesso, si girò completamente.</p>
<p>In un furore che sembrava non dovesse mai avere ne, lottando contro le sofferenze che si opponevano alla sua volontà, in preda ad un desiderio quasi di autodistruzione il giovane ulivo riuscì ad allungarsi verso la siepe di gelsomino. Protese le sue esili chiome, i rami appena spuntati verso il ricamo verde della siepe, si straziò e vinto dal dolore perse i sensi.</p>
<p>Così, quasi senza coscienza, lo sorprese il chiarore dell’alba. Non c’era più il tempo per tornare come prima,</p>
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<p>ma soprattutto non ne aveva la forza e la voglia.<br />
Ormai era fatta. Non rimaneva che aspettare gli</p>
<p>eventi.<br />
Lo scosse un grido angosciato e disperato. Era sua</p>
<p>madre.<br />
&#8211; Figlio mio, glio adorato, che cosa hai fatto? Come</p>
<p>è stato possibile? Chi ti ha ridotto così? Forse un sortilegio della notte? Un incantesimo malvagio?</p>
<p>Il giovane ulivo si sentiva debolissimo, stremato da quanto era avvenuto. Voleva rispondere a sua madre, ma non riusciva a pronunciare nemmeno una parola. Con le ultime forze, quasi in sof o, riuscì a dire alla siepe di gelsomino</p>
<p>&#8211; Ti amo, ti amo per davvero.<br />
E morì.<br />
Da allora molti altri alberi di ulivo sono contorti,</p>
<p>aggrovigliati su loro stessi, con le giunture anchilosate e nodose come per una inaudita sofferenza interiore. Sono gli alberi d’ulivo innamorati. Se guardate bene nelle vicinanze di questi ulivi c’è sempre una siepe di gelsomino. Qualche volta i rami di gelsomino si intrecciano alle foglie di ulivo.</p>
<p>Ma questo si vede solo di notte.</p>
<p><a href="http://www.michelecampione.it/wp-content/uploads/2016/02/ulivo2016.pdf">ulivo2016</a></p>
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		<title>PREMIO EDIZIONE 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Feb 2016 09:51:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Giornalista]]></category>

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		<description><![CDATA[Le redazioni sono sempre state scuole di giornalismo. Ma, una volta, erano anche scuole di umanità. Michele Campione riusciva a coniugare questi due aspetti: maestro della professione e maestro di vita. A ricordarlo, Valentino Losito, presidente dell’Ordine di Puglia dei giornalisti, in occasione dell’edizione numero 13 del premio Campione, appuntamento ormai tradizionale per la categoria. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le redazioni sono sempre state scuole di giornalismo. Ma, una volta, erano anche scuole di umanità. Michele Campione riusciva a coniugare questi due aspetti: maestro della professione e maestro di vita.<br />
A ricordarlo, Valentino Losito, presidente dell’Ordine di Puglia dei giornalisti, in occasione dell’edizione numero 13 del premio Campione, appuntamento ormai tradizionale per la categoria.<br />
Folla delle grandi occasioni, autorità e colleghi nel salone della Provincia, oggi Consiglio metropolitano. La kermesse organizzata in collaborazione con Regione, Università, Coni, Diocesi e la famiglia del giornalista scomparso, premia chi &#8211; una volta lasciata la Puglia &#8211; sia riuscito a conquistare il successo professionale. Quest’anno è stata la volta di Annalisa Monfreda, direttirce di Donna moderna, il settimanale più venduto in Italia e Starbene: un esempio di come le qualità, unite alla determinazione, possano portare lontano.<br />
«Per fare buon giornalismo &#8211; ha ricordato la Monfreda &#8211; non è necessraio lavorare per una testata prestigiosa. Ci sono tante realtà nuova seguitissime, in grado di rivolgersi ad un numero incredibile di lettori, sempre in cerca di notizie».<br />
Oltre 150 gli elaborati (tra articoli, servizi tv e fotografie) esaminati dalla giuria nelle varie categorie. Insomma, anche da noi c’è un giornalismo di qualità, a volte poco conosciuto, espressione di una categoria in crescita.</p>
<p><strong>I PREMIATI -</strong> Savino Carbone (The Post Internazionale), Roberto Guido (Corriere del Mezzogiorno), Vito Prigigallo (Gazzetta del Mezzogiorno), Giuseppe Dimiccoli (Gazzetta del Mezzogiorno), Lorenzo Turi (Sky 24), Marianna Canè (Rete 4), Michele Piscitelli (Repubblica Tv), Paolo Melchiorre (Ansa), Lucia Casamassima (La Lettura), Carlo Tesser (Repubblica.it), Donato Fasano (Corriere dello Sport), Giovanni Evangelista (Gazzetta del Mezzogiorno).</p>
<p><strong>LE SEGNALAZIONI -</strong> Lia Mintorne, Angela Balenzano, Maria Cristina Fraddosio, Tea Sisto, Pasquale Vitagliano, Vanni Sgobba, Giovanni Di Benedetto, Sara Pacella.</p>
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		<title>Oltre la notizia</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2015 15:09:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Famiglia Campione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornalista]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecumenica Editrice, anno 1988 Collana “Per rileggerli” diretta da Vittorio Stagnani Raccolta di note trasmesse dal TG3 e da GR Puglia, e di articoli apparsi sul “Corriere del Giorno”, tra il 1980 e il 1988, che sottolineano e commentano fatti accaduti in Italia e in Puglia. Stile stringato e toccante, esposizione ricca di contenuti sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ecumenica Editrice, anno 1988</em><br />
<em> Collana “Per rileggerli” diretta da Vittorio Stagnani</em></p>
<p>Raccolta di note trasmesse dal TG3 e da GR Puglia, e di articoli apparsi sul “Corriere del Giorno”, tra il 1980 e il 1988, che sottolineano e commentano fatti accaduti in Italia e in Puglia. Stile stringato e toccante, esposizione ricca di contenuti sono le caratteristiche dei pezzi raccolti in “Oltre la notizia”.</p>
<p><strong>Prefazione</strong><br />
Oltre la notizia raccoglie i commenti e le riflessioni di un giornalista attento, che ha sempre colto il senso profondo della notizia.<br />
Campione, infatti, nelle sue note trasmesse da Radio Bari o pubblicate su “Il Corriere del Giorno” di Taranto, ha costretto e costringe tutt’oggi a riflettere su fatti importanti, ma anche frivoli, accaduti nella nostra regione.<br />
Sapiente nell’aggettivazione, capace nell’uso della parola giusta, Campione –il cui impegno di uomo e di critico d’arte sono noti a tutti- illustra le città della Puglia attraverso avvenimenti, ora gravi, ora meno, “servendosi” dei personaggi più rappresentativi.<br />
E’ risultato pertanto indispensabile raccogliere in “Per raccoglierli”, almeno una parte delle note di Campione, per andare con lui “oltre la notizia”, per non fermarsi alla superficialità delle apparenze.</p>
<p><strong>Vittorio Stagnani</strong></p>
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